Solo un attimo

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Quando ti dicono che c’è un cancro che ti cammina dentro, ti viene da chiederti “perché ha scelto proprio me?”. Scavi nei ricordi per capire cosa devi pagare, o cosa non hai scontato abbastanza. Quasi vorresti guardarti dall’interno, fra vene e sangue, per vedere dove l’ingranaggio ha smesso di funzionare, dove le cellule sono impazzite. Per individuare il punto esatto in cui ciò che era benigno è diventato maligno. E ti chiedi quanto sia durato quell’istante di trasformazione, e se ci fosse un modo per far si che quel cambiamento non avvenisse mai. Poi subito la tua mente si sposta su una seconda domanda, altrettanto spontanea e sentita. Da ” perché a me?” a “perché non a me?” il passo è breve, come un percorso mentale logico ed inevitabile, un’associazione che non si può non compiere nei repentini e pindarici voli del pensiero.

La prima reazione è votata all’incredulità. La sensazione è che non stia succedendo a te, che qualcuno si stia prendendo gioco di te come fosse uno scherzo, o una burla. E non piangi perché non ci credi, perché non può essere vero, perché quasi ti viene da ridere per l’assurdità di ciò che quel medico ti sta dicendo. E chiedi freddamente dettagli sulla tua diagnosi, chiedi fino in ogni più piccolo particolare cosa ti aspetta, cosa viene dopo, e quasi ti stupisci di non avere reazioni alle risposte. Resti salda e forte come cinque minuti prima, come se non avessi accusato il colpo, e continui a parlare con il medico in maniera calma e tranquilla, quasi professionale, come un cronista che si informa di un fatto di cui deve scrivere. Poi esci da quello studio medico e scopri che l’ingranaggio è stato innescato, che non c’è più nulla in te della ragazza che era entrata in quella stanza circa mezz’ora prima.
È questo che spaventa, è la sensazione che da un istante all’altro tutto cambi fin dalle radici, che la stessa percezione che tu hai sempre avuto di te stessa nei primi 22 anni della tua vita si dissolva in un baleno, come un velo che cade, o una luce che si spegne.
Tac. È solo un attimo, e già sei diventata un’altra.

6 risposte a “Solo un attimo

  1. tutto vero..le stesse sensazioni che ho provato io 3 anni fa..a 40 anni..tumore al seno..ora di anni ne ho 43…la mia vita scandita dai controlli…ogni 4 mesi..e’ vita questa??

    • hai ragione, ho passato anch’io tutto quello che dici, ma ora sono cinque anni e a ottobre ultimo controllo. Lo so, è dura ma resisti e vedrai che andrà tutto bene.

  2. hai saputo spiegare in maniera molto dettagliata cio che ho provato io 2 anni fa…leggo cio che scrivi e vorrei avere la stessa tua forza…vorrei poter guardare le mie cicatrici e pensarla come te….ma forse ho solo bisogno di tempo

  3. Un ‘unica emozione… stesse parole, persino uguale, identico processo logico.
    Simona, Sabrina, Martina, Carlotta, Mary… e quante come NOI?
    Una sola voce per TUTTE.
    Mary

    • quanto sento vicine le altre donne che hanno passato o che stanno passando questi momenti difficili… alcune volte un destino comune unisce più di anni di amicizia o di frequentazione… Un abbraccio a tutte voi e vi auguro la guarigione definitiva.

  4. Mamma mia quanto coraggio,che emozioni! Brava li hai spiegato proprio in dettagliato. Brava. Li sto passando ancora io. E cominciato da aprile a me. e non si sa quando finirà. si tratta anche di un intervento a me!

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